La
risposta dell'esperto
A cura di
Marcello Brugola
...A Perugia un nuovo minimetrò, ma che rumore! Parte seconda
Egregio Signor Paparelli,
il problema vedo che si complica ulteriormente, e ammetto che
richiederebbe uno studio approfondito che esula tuttavia dallo scopo di questa
rubrica, che dovrebbe fornire solo una schema generale comportamentale e non
certo una relazione tecnica adeguata. Tuttavia mi esprimo volentieri a riguardo.
Secondo me l’impianto a fune non rientra né all’interno della
categoria ferrotramviaria né di quella stradale, in quanto non è né uno né
l’altro. È un impianto più simile ad una cabinovia, direi, e mi risulta che
queste siano soggette a verifica di impatto acustico (e se di nuova costruzione
anche ad altri innumerevoli obblighi).
Il fatto che poi l’impianto si possa spegnere ad una certa ora lo
esclude di fatto da questi due altri sistemi di trasporto: la strada non è
soggetta a fermi, la ferrovie a soli orari dettati dalle esigenze pratiche di
percorrenza e solitamente durante la notte viaggiano i merci; solo i Tram e le
metropolitane vengono fermati la notte, ma non mi sembra possano essere
paragonati a questo impianto. Oltretutto gli Amministratori si stanno
dimostrando (come sempre) due volte ottusi: il Regolamento Regionale n° 1 del
13-08-04 prescrive chiaramente che se la struttura è tramviaria si debba in via
preventiva effettuare la valutazione revisionale di clima acustico, (che
sicuramente non è stata fatta o fatta male) e quindi se affermano che questa è
una tramvia, dimostrano di non averla eseguita, se invece negano che sia
tranviari allora devono sottostare al criterio differenziale.
Tuttavia queste sono interpretazioni che lascio volentieri ad un
legale, questo è solo un mio parere tecnico, dovrei leggere gli atti di causa.
Il consiglio che posso dare è che venga aperta (in parallelo con
il ricorso al TAR) una causa civile contro il Comune per danno alla salute ex
art 700, e che il quesito peritale faccia esplicito riferimento al criterio
della normale tollerabilità: in questo modo il criterio differenziale sarebbe
l’unico valido con buona pace degli Amministratori.
Il fatto che poi i lavori di bonifica costino più dell’opera, non
mi stupisce: siamo in Italia, un paese dove i progetti pubblici difficilmente
passano da tecnici competenti, più verosimilmente passano da tecnici con la
stessa fede politica, indipendentemente dalle loro capacità, e questi non sono
tenuti a fare le cose fatte bene: non servono, la parcella si riscuote comunque,
figurarsi se si deve perdere tempo facendo una verifica seria delle
problematiche acustiche (rientranti peraltro nelle cose complicate che nessuno
conosce).
Cordiali saluti
P.S. Come avrà notato ho il dentino avvelenato nei confronti di
alcuni personaggi che non sono all’altezza del compito a cui vengono chiamati, e
con cui purtroppo molte volte mi tocca scontrarmi. Oltre che delle Università
che sfornano gente al limite della decenza, il problema è degli Amministratori
che preferiscono avvantaggiare gli amici piuttosto che fare concorsi seri.
Mi viene in mente che nell’antica Grecia gli Architetti che
facevano un progetto dovevano calcolarne il costo, e se in fase di realizzazione
esso veniva rispettato, venivano ripagati lautamente; se invece i costi
lievitavano, allora dovevano pagare i surplus di tasca propria.
Perché non rifarlo? Vedremmo subito che è veramente in grado di
progettare o meno.
In ogni caso, il problema mi ha incuriosito. Dato che sto
seguendo la costruzione di un Hotel ad Arezzo, al prossimo viaggio mi prenderò
un giorno per venire a Perugia a vedere l’impianto.