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0 % nel caso di esposizione a 75 dB(A) |
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1 % nel caso di esposizione a 80 dB(A) |
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6 % nel caso di una esposizione a 85 dB(A) |
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15 % nel caso di una esposizione a 90 dB(A) |
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34 % nel caso di una esposizione a 95 dB(A) |
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62 % nel caso di una esposizione a 100 dB(A) |
Da ciò si desume che:
80 dB(A) non comportano rischi di danno uditivo per la quasi totalità della popolazione esposta
85 dB(A) comportano rischi di danno uditivo abbastanza contenuti
> 85 dB(A) devono essere
invece considerati inaccettabili
Un’accurata anamnesi lavorativa permette, pertanto, di comparare l’ipoacusia da
rumore (l’effetto) con una dose di rumore ricevuta (la causa), dove la dose è il
prodotto tra il livello del rumore (espressa in dB) e la durata dell’esposizione
(espressa in anni).
Quando si valuta con cura l’anamnesi professionale e patologica, è possibile fare diagnosi eziologiche con probabilità di errore abbastanza ristrette.
Come anticipato, l’esposizione prolungata a rumore di elevata intensità può produrre una diminuzione delle capacità uditive. Questo fenomeno avviene, di norma, in due fasi. Nella prima fase, si registra nel lavoratore un abbassamento temporaneo della soglia uditiva. Nella seconda fase, che può durare mesi o anni, in funzione della “dose” di rumore assorbita, l’abbassamento temporaneo della soglia uditiva rientra sempre più lentamente, fino a quando diventa un fattore permanente. In questa fase, il tracciato audiometrico descrive spesso uno slivellamento della soglia uditiva superiore ai 50 dB nelle frequenze sonore di 3.000, 4.000 e 6.000 Hz, mentre le frequenze di 2.000 Hz, e soprattutto quelle di 1.000 Hz, sono meno danneggiate. Una simile perdita uditiva, non procura un handicap importante nel soggetto, sia per l’entità del deficit uditivo, sia per il tipo di frequenza interessata (nella lingua italiana le frequenze più utilizzate sono quelle comprese fra 500 e 3.000 Hz), anche se di fatto il danno arrecato è irreversibile.
A tal fine, nella valutazione di un soggetto anziano è molto importante ricostruire l’anamnesi lavorativa relativa all’esposizione a rumore, tenendo ben presente che l’ipoacusia da rumore si somma alla socio-presbiacusia (attività extra-lavorativa) determinando un reciproco aggravamento delle due situazioni patologiche. Per questo motivo, è necessario raccogliere con cura le informazioni riguardanti l’ambiente lavorativo, quali:
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l’esposizione al rumore; | |
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le misurazioni svolte; | |
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la valutazione del lavoratore sulle pregresse esposizioni a rumore; | |
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la misura della rumorosità dell’ultima attività realmente rappresentativa in termini di tempo. |
Esempio di audiogramma di un soggetto affetto da danni da esposizione al rumore
L'esposizione quotidiana a livelli di rumore superiore a 80 dB(A) per tempi prolungati (10, 20, 30 anni) può portare ad un handicap uditivo importante. Tale lesione risulta innavvertibile all'inizio della patologia ma proseguendo con l'esposizione al rumore, l'effetto della lesione si concretizza nella difficoltà di comprendere le parole. Attraverso un esame audiometrico è possibile riscontrare un "buco" uditivo sulla frequenza dei 4000 Hz, che si aggrava man mano che aumenta il tempo di esposizione del soggetto

Andamento handicap uditivo con tempi di esposizione di 10, 20
e 30 anni ad un livello di 80 dB(A)
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D.Lgs. n. 81/2008 Aggiornamento con D.Lgs. n. 106/2009 delle linee guida rischio rumore |
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Riduzione del rumore negli ambienti di lavoro |
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