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Il silenzio, una risorsa che dobbiamo saper difendere

Aprile 2011 - A cura di Luciano Mattevi

 

Numerosi studi, condotti da importanti centri di ricerca di tutto il mondo, offrono la chiara e inconfutabile dimostrazione che il rumore è causa di disagio, malessere e, perfino, di prematuri decessi. Ciò nonostante, risulta difficile, ancor oggi, far comprendere, a quanti non sono direttamente coinvolti da questa problematica, come tale inquinante possa nuocere alla salute e, quindi, determinare un forte degrado della qualità della vita delle persone.

Il numero di individui esposti al disturbo generato dal traffico automobilistico, ferroviario e aeroportuale, considerate le principali fonti di disturbo da rumore in Europa, è in continuo aumento, così pure le persone interessate anche ad altri fenomeni rumorosi che negli ultimi anni stanno interessando in maniera persistente le nostre città, specie durante l’estate, quali musica e schiamazzi fino a tarda notte. Luoghi pubblici aperti alla movida notturna, anche in contesti abitativi poco adatti a tale tipo di “esigenza” sociale.

Non intervenire prontamente e con metodi adeguati può produrre pesanti conseguenze, specie in quanti sono costretti, loro malgrado, a subire tale stato di disagio per lungo tempo, prima che qualcuno garantisca loro una qualche forma di protezione. Sottovalutare il problema o, peggio, considerarlo un inevitabile “sacrificio” di pochi, a fronte di un consenso di molti, è il primo passo verso una inesorabile “débâcle” della tutela della salute delle persone, le quali si troveranno quindi costrette ad addivenire alle vie legali o, peggio, agire con azioni impetuose ed imprevedibili. L’intervento della Pubblica Amministrazione, in questi casi, è indispensabile per poter avviare azioni coordinate ed efficaci, in grado di gestire in modo imparziale un interesse diffuso.

L’attuale ordinamento offre già degli utili strumenti di indirizzo, sebbene nel nostro Paese non hanno trovato ancora piena applicazione. Pensiamo, ad esempio, all’importanza di poter definire i Piani Urbani del Traffico, armonizzandoli con la Classificazione Acustica del territorio e, di conseguenza, con gli obiettivi indicati dal relativo Piano di Risanamento Acustico.

La Classificazione Acustica, adempimento previsto dal d.P.C.M. 1° marzo 1991 prima, e dalla L. 447/95 recante "Legge quadro sull’inquinamento acustico" poi, rappresenta ancora oggi il principale strumento di governo del territorio in materia di gestione e prevenzione dall’inquinamento fonico. Ciò nonostante, al di là dell’adempimento formale legato alla sua stesura ed approvazione, questa ben poco altro assolvere nelle decisioni urbanistiche o di controllo delle attività annoverate fra quelle “a rischio” rumore. Infatti, attraverso la corretta corrispondenza fra esigenze espresse dalla popolazione esposta al rumore e limite di rumorosità ad essa associato, la Classificazione Acustica può rappresentare un utile strumento per limitare l’esercizio di quelle attività particolarmente fastidiose e, quindi, inadatte ad essere condotte in luoghi abitati, specie nelle ore serali o notturne.

Analogamente a quanto già oggi avviene con i Piani Regolatori, laddove viene impedito, ad esempio, la realizzazione di un’industria all’interno di un’area residenziale o commerciale, analogamente la Classificazione Acustica può limitare gli orari di apertura dei pubblici esercizi, allorquando questi siano inseriti in Classi acustiche restrittive, e molto altro ancora.

Nella stragrande maggior parte dei casi, invece, l’intervento di limitazione viene applicato solo in una fase successiva al dispiegamento di una comprovata condizione di disturbo, generalmente a seguito di una verifica fonometrica eseguita dall’organo preposto al controllo, allorquando il disturbo nei confronti della popolazione s’è già rivelato.

La mancanza di adeguate azioni preventive, induce, inevitabilmente, a dover rincorrere la soluzione al problema che, il più delle volte, abbiamo poco prima contribuito a generare. Infatti, pare alquanto evidente che, laddove venisse autorizzato l’esercizio di un’attività ricreativa con musica e addensamento di persone in una zona a vocazione residenziale, qualcuno prima o poi, se ne risentirà. E’ questo uno dei tanti motivi per cui certe azioni non devono essere condannate, vietandole, ma evitate, educando a gestirle, giacché "Noi viviamo molto vicini. Quindi il nostro scopo della vita è aiutare gli altri. E se non potete aiutarli, almeno non fate loro del male" (Dalai Lama).

 

 

 

 

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