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Agosto 2009 - A cura di Luciano Mattevi
 

Il proliferare di rumori indesiderati nella nostra società moderna pare essere l'espressione della crisi economica e sociale di questo ultimo periodo. Sono numerosi, infatti, gli studiosi che ritengono come l’evoluzione di una società segua, pari passo, anche la qualità e quantità di suoni che la stessa produce, siano essi manifestati attraverso le arti musicali o i contesti produttivi (industrie, trasporti, eventi, ecc.). Tale parallelismo può trovare esempio nel rinascimento, allorquando l’esplosione dell’arte musicale, di quella classica in particolare, riprodusse il fervore di una società proiettata verso un ininterrotto sviluppo economico, giunto fino ai giorni nostri.

L’aumento incessante del traffico, in particolare quello veicolare ed aereo, le urla e schiamazzi dei giovani nelle piazze e nei locali pubblici, il frastuono di concerti rock, organizzati a poche decine di metri da edifici abitativi, sono solo alcuni dei fenomeni che contraddistinguono la nostra società. Troppo spesso incorriamo nell’errore di considerare il rumore un’inevitabile conseguenza dello sviluppo, mentre ignoriamo come nel termine “sviluppo” sia anche incluso il miglioramento del nostro benessere psicofisico, attraverso la ricerca di soluzioni innovative ed efficaci che ci permettano di migliorare la qualità della vita. L’assenza di tali requisiti favorisce il caos, aumenta l’irrequietezza delle persone che, a sua volta, determina un aumento di fenomeni e comportamenti rumorosi. Al contrario, lo sviluppo della coscienza del silenzio, come necessità individuale ma anche come risorsa collettiva, può stimolare l’attenzione e la ricerca del "bello".

Nelle nostre città italiane è assai difficile poter disporre di luoghi silenziosi nei quali potersi sdraiare al sole per studiare, conversare con gli amici o, semplicemente, riposare. L’espansione edilizia e il conseguente aumento dei mezzi di trasporto hanno mutato il panorama sonoro in maniera profonda sovrastando i rumori della natura: il vento fra le fronde degli alberi, il lento scorrere dell’acqua all’interno di un canale o il canto degli uccelli. L’esposizione a livelli di rumore elevati non determina solamente il mascheramento dei suoni della natura, ma, fatto ancor più grave, contribuisce ad una progressiva e lenta perdita della capacità uditiva, rispetto a quanto già avviene per naturale invecchiamento.

Nel corso delle mie letture, mi sono imbattuto un tempo in una considerazione assai interessante, espressa da un noto autore, di cui ora purtroppo non ricordo il nome, il quale sosteneva che “…il grado di evoluzione di una società può trovare riscontro nell’attenzione posta nella prevenzione e gestione del rumore”. Non basta promulgare divieti, spesso disattesi, poiché non compresi né da parte della cittadinanza né da parte di coloro che sono chiamati a farli rispettare, per assicurare il silenzio. Invece, è necessario comprendere che il primo passo da compiere, per un’efficace prevenzione, è quello dell’educazione culturale, ossia comprendere che il nostro benessere è legato indissolubilmente al benessere degli altri per mezzo di un filo sottile che facilmente può spezzarsi sotto la forza dell’indifferenza e dell’egoismo personale.

Con grande piacere ho constato che nel noto programma televisivo di Piero e Alberto Angela è stata dedicata una rubrica ai cattivi comportamenti tenuti all’interno dei condomini (televisore a volume elevato, scuotimenti prodotti dal gioco dei bambini, uso di elettrodomestici e altro ancora) dal titolo “Fotogrammi di incivile convivenza”; un’iniziata semplice e, nel contempo, innovativa, per mezzo della quale far comprendere, anche con l’ausilio di caricature ironiche, come molti dei nostri semplici comportamenti quotidiani possono diventare fonte di stress e disturbo nei confronti dei nostri vicini di casa.

 

 

 

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