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Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2020

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Musica o…rumori d’estate?

Luglio-Ottobre 2016 - A cura della Dott.ssa Elena Cipani - psicologa (sito web: elenacipanipsicologa.it)

 

Estate…stagione di divertimento e svago per molte persone. Non solo per chi può concedersi un periodo di vacanza lontano da casa ma anche per chi, pur lavorando, trova il tempo e il modo di fare cose diverse rispetto al resto dell’anno. Il clima estivo permette di uscire di più, di passare serate all’aperto trovando ristoro dal caldo della giornata o dagli sbalzi di temperatura provocati dagli ambienti con aria condizionata. Si vive in modo un po’ diverso, si respira forse un’aria di libertà ma ci si potrebbe chiedere che cosa è cambiato, riguardo alla musica e al rumore, durante gli ultimi venti o trent’anni, che cosa è stato guadagnato e che cosa è stato perso.

Secondo le ricerche degli ultimi anni sembra che si sia guadagnato molto per quanto riguarda la rumorosità generale degli ambienti ma la cosa fondamentale sembra essersi persa durante la strada è la tranquillità. Ed è stata persa proprio per strada, perché soprattutto in estate le attività ricreative fioriscono, magari proprio sotto casa…E ci si trova ad affrontare il problema della musica all’aperto, ma fino a che ora? Spesso non si sa…E a questo segue tutto il corredo di schiamazzi notturni: le voci, dato che sfugge il motivo per cui dopo una certa ora sia necessario urlare per parlarsi; le auto, perché spesso bisogna salutarsi con un colpo di clacson, forse perché è estate e “tutti sono svegli”; le moto, i motorini, e tanto altro che va ad aggiungersi al rumore che già si sopporta nella vita di tutti i giorni. Quindi chiudiamo le finestre e accendiamo i condizionatori.

Certo è utopistico pensare di poter tornare a quando si poteva dormire con le finestre aperte, sopportando un po’ di caldo, ma lasciandosi cullare dal rumore degli alberi nella notte, o dal rumore tipico notturno di sottofondo. Ma il divertimento da ricercare ad ogni costo, che sembra caratterizzare la cultura attuale, ci porta, nella stragrande maggioranza dei casi, all’estremo opposto: la musica deve essere alta tanto da non riuscire a parlare alla persona che si ha vicino, come se fosse necessario sentire nel corpo le vibrazioni dei bassi, bisogna per forza fare tardi altrimenti non è estate, come se divertimento fosse sinonimo di rumore e di trasgressione a qualche regola. La “trasgressione” alle regole fa parte del percorso di crescita dell’individuo. Si sa che i ragazzi hanno bisogno di mettersi alla prova e di sfidare l’autorità per diventare adulti. Ma se questi ragazzi trovano un mondo adulto che non è in grado di autoregolarsi il rischio è quello di non poter crescere, essendo venuta a mancare quella autorevolezza che permette ai giovani di confrontarsi e se necessario di scontrarsi con un sistema di norme.

La musica di conseguenza, perde il suo profondo significato di arte che permette di crescere, educare e di entrare in contatto con il proprio mondo interiore. Secondo la visione filosofica dell’antica Grecia, la musica rappresentava una forma di bellezza e di ordine interiore, sia per il singolo soggetto che per la società. Per esempio, era considerata un mezzo per il recupero dell’unità e dell’integrità ogni volta che si fosse verificata una scissione, una lacerazione sia nel singolo individuo (tra corpo e psiche) sia in un sistema sociale. La musica era considerata inoltre importante per la formazione del carattere.

Musica come divertimento fine a se stesso, musica come arte in grado di favorire il benessere dell’individuo: due concezioni per certi aspetti opposte. Ci si può chiedere se sia proprio così difficile provare ad integrare in qualche modo questi due modi di pensare la musica: in effetti un aspetto non dovrebbe escludere l’altro e la musica deve essere anche un divertimento, un divertimento in grado di favorire la libertà di espressione attraverso un genere musicale nel rispetto di tutti gli altri. E, perché no, nel rispetto di un gradito silenzio. Il silenzio è sottovalutato e spesso considerato negativamente, basti pensare all’espressione “silenzio di tomba”. Ma un po’ di calma fa piacere a molte persone e qualcuno forse si illude di andare al mare per rilassarsi…Buona fortuna: si inizia al mattino con la musica in spiaggia, si viene travolti da giochi di ogni genere con sottofondo musicale, c’è la baby dance, così i bambini imparano subito che bisogna trovare il modo di far rumore, si finisce con la serata danzante per gli adulti. Se vogliamo sentire il rumore del mare possiamo farlo forse a notte fonda o alzandoci prima dell’alba, quando chi si è sfogato la sera prima sta dormendo.

La società è in continua evoluzione, non possiamo certo pensare di tornare ai tempi dell’antica Grecia e nemmeno a trent’anni fa: forse la soluzione a tanti problemi si trova in quel famoso buon senso, che sembra essersi perso per la strada insieme alla tranquillità. Al di là di chi può andare o meno in vacanza, al di là dei fortunati che non vivono al momento il problema del rumore, causato dalla musica troppo alta o da altre attività sociali o lavorative, è assodato che il rumore ha molti effetti nocivi sulla salute che sono stati ampiamente studiati e trattati. Questi effetti negativi, per un approfondimento dei quali si rimanda agli articoli dei mesi precedenti, non sono attualmente sufficientemente considerati, anzi continuano ad essere sottovalutati sia a livello sociale che legislativo. Le norme esistenti non vengono sempre attuate e rispettate.

Sarebbe molto interessante poter trovare un accordo, un’armonia tra i bisogni e i desideri di ognuno ma sembra che contro questa possibilità ci sia, oltre alla scarsa considerazione del problema del rumore, una generale basilare ignoranza che porta molte persone a pensare di avere sempre ragione, a pensare che tutto sia dovuto, senza però concedere il rispetto che queste persone richiedono per se stesse. Purtroppo sembra che questa tendenza non sia limitata al campo dei rumori ma che sia generalizzata a molti comportamenti della vita quotidiana. Ci si dimentica che prima di tutto dovrebbe venire il diritto alla salute, che passa anche attraverso la tranquillità. Chissà se sarà possibile trovare modi di divertirsi senza calpestare la salute e il benessere degli altri.

Chi, in passato, ha potuto provare a dormire con la finestra aperta sentendo la brezza notturna, sa che cosa abbiamo perso. Non abbiamo perso “una finestra aperta”, abbiamo perso un mondo di significati collegato a quella finestra.

 

 

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