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L’importanza della mappatura acustica del territorio

Gennaio 2011 - A cura di Luciano Mattevi

 

Benché le problematiche legate al rumore siano state a lungo trascurate, poiché considerate secondarie rispetto ad altre matrici ambientali, sono oggi annoverate, a pieno titolo, fra le principali cause del peggioramento della qualità della vita. Infatti, è oramai riconosciuto che le immissioni sonore intollerabili ledono il diritto alla salute quale diritto della personalità fondato sull'art. 32 della Costituzione, da ritenersi “…comprensivo non solo dell'incolumità fisica ma anche del benessere psichico dell'individuo e di tutto ciò che vale a costituire la qualità stessa della vita, intesa come esaustiva realizzazione della persona umana nella totalità e globalità delle sue manifestazioni e dei suoi valori” (Tribunale di Modena – ordinanza 11 novembre 2003, n. 42).

La risoluzione del Parlamento europeo del 10 giugno 1997, relativa al Libro verde della Commissione UE, ha sottolineato l’urgente necessità di mettere a punto misure ed iniziative specifiche per il contenimento del rumore ambientale, al fine di conseguire un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente. Fra gli obiettivi da perseguire in tale contesto viene, per l’appunto, annoverata la necessità di una protezione dall’inquinamento acustico, al fine di ridurne gli effetti nocivi, la quale trova attuazione nella direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale.

In ambito nazionale, la predetta direttiva è stata recepita dal D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 194, il quale costituisce un importante strumento attraverso cui sono state definite le procedure per l’elaborazione delle mappe acustiche, le quali forniscono una rappresentazione del rumore prodotto da una specifica sorgente, nonché delle mappe acustiche strategiche, ossia delle mappe finalizzate alla determinazione dell'esposizione globale al rumore in una certa zona, causata dalle diverse sorgenti sonore.

Le mappe acustiche e le mappe acustiche strategiche rappresentano, quindi, un importante strumento attraverso cui poter assegnare un “peso” dello stato di inquinamento fonico esistente in una determinata area di studio, valutare l’efficacia degli interventi di mitigazione attuati per contenere il rumore emesso da una specifica sorgente, oltreché condurre specifiche valutazioni epidemiologiche in merito alla possibile interferenza del rumore sullo stato di salute della popolazione esposta. Ed è proprio su quest’ultimo importantissimo aspetto che si inserisce un recente studio condotto dall’Università di Pisa, Dipartimento di Biologia, CNR Istituto di Fisiologia Clinica, Sezione Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari ed ARPAT con la collaborazione dell’Ufficio Sistemi Informatici Territoriali del Comune di Pisa (227-10-agefis).

Lo studio mette in relazione i nuovi casi di infarto del miocardio, verificatisi a Pisa tra il 2002 ed il 2006 e l’esposizione a elevati livelli di rumore notturno. Pare quindi evidente che poter contare su informazioni ambientali “articolate”, attraverso cui poter stabilire possibili correlazioni fra l’insorgenza di determinati cluster, ossia di gruppi di soggetti accomunati da una medesima patologia correlabile all’esposizione a determinate soglie di rumore, può aprire le porte a nuove frontiere per la conoscenza degli effetti del rumore sull’uomo, fino ad oggi sconosciuti.

L’Europa ha tracciato le linee della politica ambientale per i prossimi decenni, le quali tendono ad un nuovo concetto di controllo ambientale non più o, perlomeno, non solo orientato ad un’azione repressiva nei confronti di quei soggetti che disattendono le regole definite, ma soprattutto ad un approccio legato alla conoscenza: conoscere per valutare, conoscere per decidere.

Purtroppo, anche in questo settore, il nostro Paese si dimostra distaccato, fors’anche poco propenso ad un approccio metodologico innovativo, prova ne è che non tutti i comuni italiani hanno redatto la Classificazione Acustica del territorio, meno sono quelli che hanno dato il via ad un Piano di Risanamento Acustico e, pochissimi, quelli che si sono adeguati alle disposizioni previste dal D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 194 in materia di Gestione del Rumore Ambientale.

Nel campo della ricerca e dello sviluppo dell’acustica ambientale pare, quindi, difficile prospettare uno scenario positivo, almeno nell’immediato futuro, con il solo risultato che allontanarci dalle nuove dinamiche sociali e economiche europee e, di conseguenza, mondiali, rischia di danneggiare non solo l’attuazione di programmi di contenimento del rumore nelle nostre città, ma anche lo sviluppo intellettuale di un’intera generazione di giovani professionisti che, ahimè, vedranno allontanarsi sempre più quelle condizioni propedeutiche per lo sviluppo e la crescita del proprio sapere.
 

 

 

 

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