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La vivibilità e il diritto alla salute della famiglia non può essere compresso. Il Comune deve tutelare questi diritti dei cittadini
Novembre
2026 - A cura dell'Avv. Luca Bridi -
Patrocinante in Cassazione e Presidente del Foro immobiliare sez. Milano
Il presupposto nasce dell'articolo 6, comma1, della Legge n. 447/1995, che prevede l'obbligo dei Comuni di controllare il rispetto della normativa per la tutela dell’inquinamento acustico. La normativa nazionale, dunque, richiede la documentazione di previsione di impatto acustico non solo per le infrastrutture, come aeroporti, eliporti, autostrade, strade extraurbane e urbane di scorrimento, nonché locali quali discoteche, circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati macchinari o impianti rumorosi (articolo 8, comma 2), ma anche, in generale, per l'esercizio di attività produttive (articolo 8, comma 4). E proprio in attuazione della suddetta disposizione, il Comune deve adottare la Classificazione Acustica del territorio. Il Comune non solo è tenuto ad esercitare un potere di controllo nell’osservanza della normativa in materia di inquinamento acustico, ma è legittimato anche a dare attuazione alla legge n. 447/1995, attraverso l’adozione di regolamenti; a tal guisa, l’articolo 6, comma 1, della norma, sancisce che sono di competenza dei Comuni, secondo le leggi statali e regionali e i rispettivi statuti. La Legge regionale della Lombardia n. 13, del 2001 all'articolo 15 ribadisce la competenza Comunale in materia del controllo del fenomeno dell'inquinamento acustico. Il Tribunale di Milano, richiamando anche la sentenza n. 9958/2025 dello stesso e la sentenza della Corte d'Appello di Torino n. 1198/2022, ha condannato, dopo aver esperito una Consulenza Tecnica d'Ufficio (C.T.U.), l'Ente amministrativo a risarcire ciascuno degli attori, compreso il figlio minore, con la somma di Euro 11.732. Ha inibito ed ordinato al Comune, in persona del Sindaco pro tempore, di far cessare le immissioni superiori alla normale tollerabilità nel quartiere oggetto di causa, stabilendo anche una penale per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del provvedimento ai sensi dell'articolo 614-bis c.p.c..
A tal riguardo, la normativa in capo alla legge n. 447/95 (Legge quadro sull’inquinamento acustico) demanda per l'appunto al Comune il compito di provvedere alla definizione di adeguate forme di tutela preventiva già nell’ambito del titolo autorizzativo in capo all’attività, fondando la propria decisione anche sulla scorta delle risultanze di idonea valutazione previsionale dell’impatto acustico (articolo 8, comma 4, L.447/95), in relazione alla quale lo stesso Comune riconosce l’eventuale apprezzamento dell’impatto sonoro generato e, se del caso, ne ordina gli opportuni presidi, compreso quello di limitarne l’attività, qualora si intravvedesse una seria minaccia all’ambiente e alla salute delle persone. Diviene quindi utile, voler rimarcare, perseverando nel solco tracciato dal consolidato orientamento giurisprudenziale e nello spirito di precauzione, riuscire a costruire quelle basi di indirizzo mediante le quali il gestore delle attività riduca le fonti dei disturbi lamentati. Ciò soppesando l’elargizione dei relativi titoli autorizzativi, compreso anche quelli in deroga ai limiti di rumore o il rispetto dei limiti stessi, entro quei canoni attesi dalla citata Legge quadro, ovvero previa valutazione delle immissioni sonore generate dagli impianti di diffusione della musica da parte di un Tecnico Competente in Acustica (TCA) - incaricato dal gestore - il quale abbia modo di definire gli opportuni presidi, compreso la limitazione dei volumi della musica. Ciò al fine di evitare che si possa incorrere, nel corso delle paventate attività musicali, nella riproposizione di quei fenomeni che sono all’origine delle rivendicazioni lamentate.
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