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Ultimo aggiornamento: 15 giugno 2014

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La risposta dell'esperto

A cura di Marcello Brugola

 

 

...Misurazioni dell'ARPA inadeguate meritano un ricorso?

 

Egregio Signor Binda,

il problema dell’ARPA è che deve seguire rigidamente la legislazione amministrativa, ovvero il D.P.C.M. 1/03/1997 che fissa delle soglie sotto le quali il rumore è considerato accettabile, e quindi NON è da verificare il differenziale.

Anche se può sembrare pazzesco, se Lei vive in un bosco con una quiete assoluta, se il rumore non supera un determinato livello il fattore incrementale non è valutato, anche se ipoteticamente è oltre 10 dB.

L’unico modo per uscire da questa situazione è purtroppo una causa civile, in quanto il criterio giurisprudenziale della “normale tollerabilità” non fa mai riferimento a soglie di accettabilità ma solo al calcolo del differenziale tra il valore di emissione della sorgente e quello del rumore di fondo nel ricettore, valutato come il valore esistente nel 95% del tempo di misura.

Tali parametri consentono quindi l’assoluta certezza della valutazione reale del fattore incrementale.

Il problema è ovviamente il costo dell’azione legale, tenga però presente che solitamente le spese sono messe a carico o solidale (50%) oppure integralmente al perdente.

Prima di partire con l’azione legale suggerirei un rilievo eseguito da un Collega e quindi una lettera (da parte di un Legale) che chieda di intervenire in via bonaria, minacciando successivamente la vera e propria azione coercitoria.

 

 

 

 

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